Cucina giapponese: piatti tipici che quasi nessun turista conosce
Un viaggio tra ricette regionali, piatti casalinghi e sapori autentici lontani dai soliti sushi e ramen
Pubblicato il 29/01/2026
Martina
Colangeli
Colangeli
9 min.
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Indice
Quando si parla di cucina giapponese, la maggior parte delle persone pensa subito a sushi, ramen e tempura. Piatti deliziosi, senza dubbio, ma che rappresentano solo la punta dell’iceberg di una tradizione gastronomica vastissima, regionale e profondamente legata alla storia del Paese.
Il Giappone non è solo Tokyo, Osaka e Kyoto. È un arcipelago lungo oltre 3.000 chilometri, con climi, ingredienti e tradizioni culinarie che cambiano radicalmente da una prefettura all’altra. Ed è proprio qui che si nasconde la vera magia: una cucina quotidiana, casalinga e regionale che quasi nessun turista conosce, ma che racconta il Giappone molto meglio di qualsiasi guida.
In questo articolo ti portiamo alla scoperta di piatti giapponesi autentici, poco conosciuti e spesso sottovalutati, quelli che mangiano i locali, che si trovano nelle izakaya di quartiere, nelle mense aziendali o nelle cucine delle nonne. Se stai programmando un viaggio in Giappone – o semplicemente vuoi conoscere il Paese in modo più profondo – questo è il punto di partenza ideale.
Perché i turisti conoscono solo una parte della cucina giapponese
Prima di addentrarci nei piatti meno noti, vale la pena fare una riflessione. Come mai la cucina giapponese, pur essendo così ricca, viene spesso ridotta a pochi grandi classici?
Il motivo principale è che il Giappone ha “esportato” solo una parte della propria gastronomia, quella più facilmente adattabile ai gusti occidentali. Sushi e ramen sono diventati simboli globali, mentre molti piatti regionali restano fortemente legati al contesto locale, agli ingredienti stagionali e a un modo di mangiare che richiede tempo, curiosità e apertura mentale.
Inoltre, molti piatti tradizionali giapponesi:
- non sono esteticamente “instagrammabili”
- hanno sapori delicati o molto intensi
- utilizzano ingredienti poco familiari ai turisti
- si trovano solo in determinate zone del Paese
Ed è proprio questo che li rende così interessanti.
Il concetto di cucina regionale in Giappone: il “kyōdo ryōri”
In Giappone esiste un concetto fondamentale: kyōdo ryōri, ovvero la cucina tradizionale regionale. Ogni prefettura ha sviluppato nei secoli piatti unici, basati su ciò che la terra e il mare offrivano localmente.
Questo significa che:
- lo stesso ingrediente viene cucinato in modi completamente diversi
- un piatto può esistere solo in una singola valle o isola
- alcune ricette sono legate a festività, stagioni o riti religiosi
Mangiare questi piatti non è solo nutrirsi, ma entrare in contatto con la storia, il clima e la mentalità di una comunità.
Oden: il comfort food giapponese che pochi turisti capiscono davvero
Molti turisti vedono l’oden nei konbini o nei piccoli ristoranti e lo ignorano, convinti che sia una zuppa “triste” o poco invitante. In realtà, l’oden è uno dei piatti più amati dai giapponesi, soprattutto nei mesi freddi.
Si tratta di una preparazione lenta, in cui diversi ingredienti vengono fatti sobbollire per ore in un brodo leggero a base di dashi. Ravanelli daikon, tofu, uova, alghe kombu, konnyaku e talvolta pesce trasformato in surimi assorbono il sapore del brodo diventando incredibilmente delicati.
L’oden non è spettacolare, ma è profondamente confortante. È il piatto che si mangia dopo una lunga giornata di lavoro, quello che scalda corpo e spirito. Capirlo significa capire una parte importante della quotidianità giapponese.

Oden
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Hōtō: il piatto montano che racconta il Giappone rurale
Nella prefettura di Yamanashi, lontano dai grandi circuiti turistici, esiste un piatto che difficilmente troverai altrove: hōtō.
Si tratta di spessi noodles di grano, cotti direttamente in una zuppa ricca a base di miso, verdure di stagione e spesso zucca. È un piatto rustico, sostanzioso, nato per affrontare gli inverni rigidi delle zone montane.
L’hōtō non segue le regole estetiche della cucina raffinata giapponese. È abbondante, corposo e quasi “contadino”. Ma proprio per questo è uno dei piatti più autentici che tu possa assaggiare.
Gomadōfu: il tofu che non è tofu
Uno dei grandi equivoci della cucina giapponese riguarda il tofu. Quello che molti turisti conoscono è solo una versione semplificata di un ingrediente che in realtà ha mille sfumature.
Il gomadōfu, tipico della cucina dei templi buddisti (shōjin ryōri), non contiene affatto soia. È preparato con semi di sesamo macinati e kudzu, e ha una consistenza setosa e un sapore profondo, leggermente tostato.
Viene spesso servito freddo, con una salsa delicata. È un piatto meditativo, lento, che riflette la filosofia buddista del mangiare consapevole.
Butajiru: la zuppa di maiale che sa di casa
Mentre il miso soup è conosciuto ovunque, il butajiru (o tonjiru) resta sorprendentemente fuori dai radar turistici.
È una zuppa di miso arricchita con carne di maiale e verdure come carote, radice di loto, daikon e patate. Più densa e nutriente rispetto alla versione classica, è considerata un piatto “da mamma”, quello che si mangia a casa quando fa freddo o quando si ha bisogno di qualcosa di sostanzioso.
Non è raffinata, ma è incredibilmente appagante. Ed è uno dei piatti che meglio rappresenta la cucina quotidiana giapponese.
Zangi: il pollo fritto di Hokkaidō
Molti conoscono il karaage, ma pochi sanno che a Hokkaidō esiste una variante locale chiamata zangi.
La differenza sta nella marinatura, più intensa, spesso a base di salsa di soia, aglio e zenzero, e nel taglio della carne. Il risultato è un pollo fritto più saporito, deciso, perfetto da mangiare con una birra locale.
Lo zangi è lo street food per eccellenza del nord del Giappone, amatissimo dai locali ma raramente proposto nei ristoranti turistici.
Hitsumabushi: l’anguilla che si mangia in tre modi
A Nagoya esiste un rituale gastronomico che pochi turisti conoscono davvero: l’hitsumabushi.
Si tratta di anguilla grigliata servita su riso, che viene mangiata in tre fasi: prima da sola, poi con condimenti, infine come zuppa con brodo. È un’esperienza più che un piatto, che richiede tempo e attenzione.
L’anguilla è un ingrediente costoso e culturalmente importante, legato all’energia e alla resistenza fisica. Capire l’hitsumabushi significa capire il rapporto giapponese con il cibo come esperienza rituale.
Gli hutong meno turistici: la Pechino che resiste
Gli hutong sono spesso considerati una delle immagini simbolo della città, ma molti turisti finiscono per visitarne solo una versione semplificata e affollata. In realtà, questi vicoli storici sono prima di tutto quartieri residenziali, luoghi in cui la vita quotidiana continua nonostante i profondi cambiamenti urbani.
Allontanandosi di pochi isolati dalle zone più frequentate, si entra in una Pechino silenziosa e autentica. Qui si vedono anziani che giocano a carte nei cortili, persone che chiacchierano sedute all’ombra, biciclette appoggiate ai muri. Camminare senza una meta precisa tra questi vicoli è uno dei modi migliori per percepire il ritmo reale della città.
Dashilar: tradizione e rinascita urbana
A sud di Piazza Tiananmen si trova Dashilar, un quartiere storico spesso trascurato dai visitatori. Un tempo centro commerciale della Pechino imperiale, oggi è una zona in piena trasformazione, dove antiche botteghe convivono con nuovi spazi creativi.
Passeggiando per Dashilar si incontrano farmacie di medicina tradizionale, teatri storici e negozi specializzati in mestieri antichi, affiancati da caffè moderni e studi di design. È un quartiere che racconta molto bene il processo di cambiamento della città, senza nascondere le sue contraddizioni.
798 Art District: la Pechino creativa e contemporanea
Chi vuole scoprire il volto più moderno e sperimentale di Pechino non può ignorare il 798 Art District. Nato all’interno di un ex complesso industriale, questo quartiere è oggi il cuore pulsante dell’arte contemporanea cinese.
Gallerie, installazioni a cielo aperto, murales e spazi espositivi si alternano a librerie indipendenti e caffè. È un luogo vivo, in continua evoluzione, che racconta una Pechino lontana dagli stereotipi e sempre più connessa con la scena artistica internazionale.
Il consiglio Tramundi: viaggiare attraverso il cibo
Noi di Tramundi crediamo che il cibo sia uno dei modi più potenti per conoscere un Paese. Non solo quello famoso, ma anche – e soprattutto – quello quotidiano, regionale, imperfetto.
Se stai pensando di partire per il Giappone, prova a:
- chiedere consigli ai locali
- entrare dove mangiano loro
- assaggiare piatti di cui non conosci il nome
È lì che scoprirai il vero Giappone.
La cucina giapponese è molto più di sushi e ramen. È una rete complessa di tradizioni locali, stagioni, gesti quotidiani e ricette tramandate nel tempo. Scoprire i piatti che quasi nessun turista conosce significa guardare il Giappone da una prospettiva nuova, più intima e autentica.
E forse, tornare a casa con qualcosa di più di una semplice fotografia: un ricordo che passa dal gusto.
E forse, tornare a casa con qualcosa di più di una semplice fotografia: un ricordo che passa dal gusto.

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